Dal 1940, al suono degli allarmi, bisogna correre verso il rifugio più vicino. Si tratta di grandi gallerie come quelle dei giardini pubblici o di viale Merello, di piccoli seminterrati condominiali o di cunicoli scavati appositamente dopo l’inizio della guerra. Una delle frasi ricorrenti nei racconti è: “Avevamo paura di fare la morte dei topi!”