Un progetto antropologico tra teatro e memoria

La casa della Memoria. Cagliari 1943 è un progetto avviato nel 2006 dal Cada Die Teatro in collaborazione con la cattedra di Antropologia culturale dell’Università di Cagliari e col sostegno della Fondazione di Sardegna e dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico (ISRE).
La casa ospita oltre 130 testimonianze di chi ha vissuto le tragiche giornate dei bombardamenti da parte dell’aviazione degli Stati Uniti d’America quando la città venne quasi completamente rasa al suolo. Contiene, inoltre, le immagini di alcuni spettacoli del Cada Die Teatro strettamente legati alla ricerca antropologica.

Centinaia di Fortezze Volanti oscurano il cielo di Cagliari. Si accaniscono su una città già in buona parte distrutta. Sette ondate, una dietro l'altra. E poi, non contenti, una anche a sera. Non risparmiano neanche il cimitero di Bonaria. Cagliari non esiste più. In tanti sono convinti che sarà Sassari la nuova capitale della Sardegna.
Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre comincia il rientro degli sfollati. Anche in tempi di pace è triste fare ritorno nella propria abitazione e scoprire che qualcuno ha rubato, frugato tra gli indumenti e le cose più intime. Il dolore e lo scoramento sono immensamente maggiori se il ritorno in una casa che è stata svaligiata dai ladri avviene a conclusione di una guerra, dopo mesi di sfollamento.
Molti testimoni ricordano la gioia provata apprendendo la notizia della fine della guerra. In molti paesi si scende in piazza per festeggiare. In altri paesi la gioia deve essere trattenuta perché ci sono truppe tedesche che non si sa come reagiranno. L’8 settembre, da un momento all’altro, i nostri alleati diventano nemici. Fortunatamente le armate tedesche lasciano la Sardegna senza violenza.
La fine della guerra e la possibilità di tornare in città è per tutti una grande felicità. Allo stesso tempo, come in qualsiasi posto del mondo, dopo tutte le guerre bisogna ricominciare da zero. Gran parte delle abitazioni di Cagliari sono distrutte o gravemente danneggiate. Sono giorni in cui uomini e donne si rimboccano le maniche. C’è da ricostruire non solo un’intera città, ma anche le vite di ogni singola persona.
Gli stessi militari che nei mesi precedenti hanno distrutto la città, ora si presentano come i liberatori. Hanno visi sorridenti. Regalano cioccolato, wurstel, scatolette di “pappina americana”, calze di nylon e sigarette. Sono particolarmente generosi con le signorine cagliaritane che vanno a danzare con loro alla Pergola, in viale Diaz. La fame è tanta. Molte ragazze, e anche donne mature, vendono l’amore ai soldati americani.
A conclusione delle interviste abbiamo chiesto a numerosi testimoni di commentare queste tre parole. Molti hanno voluto ribadire che le responsabilità dei milioni di morti della seconda guerra mondiale sono di Hitler e Mussolini. Altri hanno colto l’occasione per lanciare una sorta di appello accorato invitando ad impegnarci per prevenire e fermare ogni guerra, in qualsiasi parte del mondo.